La tua crescita è vera come il tuo CV?

Nella mia carriera di consulente – e nell’ultimo decennio in qualità di imprenditore – ho scritto, letto, studiato, presentato centinaia di business plan, di piani aziendali.

Un business plan è qualcosa che dovrebbe descrivere con un certo grado di precisione l’idea da cui nasce un business e l’impresa che lo vuole condurre, come l’azienda è destinata a crescere, qual è il mercato di riferimento, e così via…

Fondamentalmente – e questo non si riferisce solo all’idea romantica dei giovani startupper che sognano di essere i prossimi miliardari, i prossimi unicorni, come vsono definiti nello slang del management e della finanza- ogni business plan è un documento più o meno complesso in cui grafici, statistiche e  numeri dovrebbero convincere qualcuno che l’idea (e l’azienda) è degna di considerazione. E quindi, di un’iniezione di risorse e di capitali.

Nella mia esperienza, l’aspetto comune che collega ogni business plan è qualcosa che gli investitori in qualche modo vogliono vedere e -allo stesso tempo – odiano : il cosiddetto grafico a mazza da hockey. Un grafico che prevede, con una certa curva, un’enorme crescita nel tempo.

Gli investitori danno i loro soldi perché sono convinti che l’idea sia abbastanza buona da prevedere un enorme ritorno sull’investimento. Quindi sono attratti dalla curva di crescita.
Allo stesso tempo, sanno che in ogni documento di business plan che si rispetti, prima o poi, farà capolino una previsione di crescita incredibile.

La realtà mostra che il mondo non è pieno di miliardari. Quindi di solito gli investitori (e non solo loro) si annoiano a morte quando partecipano a eventi in cui sono presentati business plan a bizzeffe.

Sono molto interessato a questo tipo di comportamento umano. Sì, è vero che ci sono molte persone che cercano di imbrogliare. Gonfiano le loro previsioni solo perché cercano di guadagnare un po’ di soldi. O perché cercano di nascondere l’inconsistenza della loro idea. O perché hanno una fiducia incondizionata nella loro idea.

Ma, che dire di coloro che sono onesti nelle loro intenzioni? Allo stesso modo, cercano di radicare su fatti e numeri reali una prospettiva di crescita che solo il futuro e un sacco di lavoro e fortuna possono valutare. Ma l’estetica è quella della curva da “mazza da hockey”.

In un certo modo e nel migliore dei casi, gli umani sono attratti dall’idea del futuro che concepiscono, tendendo lentamente a credere che uno scenario futuro sia qualcosa che non è solo possibile, ma reale. Anche se continua giorno dopo giorno ad essere futuro.

E questo porta a situazioni strane: la gente smette di essere capace di valutazioni equilibrate su cosa sta succedendo nel presente, distorcendo la realtà solo per mantenere vivo un sogno.

Mantenere vivo un sogno non è male, non è bene. È qualcosa in cui le persone sono molto impegnate. E l’esperienza dice che è qualcosa che spesso porta a fragorosi fallimenti.

Tutti questi pensieri mi sono venuti in mente quando il Presidente del Consiglio incaricato, il prof. Giuseppe Conte, è stato sospettato di aver gonfiato il suo curriculum, visto che lo ha scritto con uno stile che ha fatto credere di avere esperienze internazionali più ampie di quelle che aveva in realtà.

I curricula sono un altro campo in cui l’essere umano cerca di fare del suo meglio per mostrare le sue migliori qualità, spesso gonfiando in poche righe un’esperienza del tutto normale.

In queste pagine non giudichiamo il comportamento delle persone. Piuttosto, partiamo dall’osservazione di alcune tendenze e ci chiediamo perché siamo fatti così.

Di sicuro ci sono alcune forze nascoste che ci spingono a mentire o a raffigurarci in un modo da apparire belli, non importa se non è tutto vero.

Spesso facciamo del nostro meglio non per diventare ciò che vorremmo essere, ma per far sì che le persone mostrino il loro apprezzamento per l’immagine che offriamo loro. E più abbiamo successo in questo compito, più ne siamo schiavi.

Allo stesso tempo, nella maggior parte dei casi, siamo sinceri quando descriviamo un “grafico a mazza da hockey” per le cose che ci riguardano. Eppure la vita dice che il fallimento è solo dietro l’angolo: studio, lavoro, relazioni, divorzi, licenziamenti,…

La paura del futuro ci fa credere più alle proiezioni che a quello in cui siamo attualmente impegnati.

La paura del presente ci fa mentire e mostrare la nostra immagine e non il nostro vero io.

Se vogliamo davvero far “graficare a mazza da hockey” la nostra vita, dobbiamo accettare la lotta più dura: accettare chi siamo e, su questa base, iniziare a costruire. Il sé, le relazioni, un lavoro. Una vita.

 

Disclaimer Photo by Sebastian Herrmann on Unsplash

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